2 Giugno 2026

Adele Bei

"Noi dobbiamo risanare l’infanzia italiana per fare di questi bimbi un esercito di lavoratori del braccio e del pensiero e non farne, come nel passato, un esercito di giovani condannati a morire nelle guerre […] Vogliamo assistere il popolo, perché vogliamo riportare la serenità nella famiglia, e la serenità non si porta solo a parole, ma si porta a fatti, si porta con l’assistenza fattiva, con la rieducazione dell’infanzia abbandonata, col lavoro e con rassicurare un minimo di esistenza a questa famiglia italiana. Noi vogliamo, con la nostra opera, far ritornare la pace nella famiglia, far ritornare il sorriso sulle labbra dei milioni di bimbi d’Italia colpiti dalla guerra”.

(Intervento di Adele Bei all’Assemblea Costituente, seduta del 18 febbraio 1947, legislature.camera.it/_dati/costituente/lavori/Assemblea/sed040/sed040nc.pdf )

Il 2 giugno 1946, in attuazione del decreto legislativo luogotenenziale 16 marzo 1946, n. 98, e del decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, gli italiani furono chiamati a esprimersi sulla forma istituzionale dello Stato e, contestualmente, eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente per redigere la nuova Costituzione. In questa occasione, per la prima volta, le donne ebbero il diritto di voto, attivo e passivo.

In occasione degli 80 anni da questa data, la Soprintendenza archivistica e bibliografica delle Marche ricorda la figura di Adele Bei, unica marchigiana tra le 21 madri costituenti, elette a far parte dell’Assemblea Costituente.

Nata a Cantiano (PU) nel 1904, terza di undici figli, manifestò sin da giovane una forte avversione per le ingiustizie sociali. A seguito dell’ascesa del fascismo, si unì al Partito Comunista e, con il marito Domenico Ciufoli, visse in esilio in diversi paesi europei per sfuggire alle persecuzioni. Nel 1933, dopo essere rientrata in Italia, fu arrestata a Roma, dove stava distribuendo materiale antifascista, e condannata a diciotto anni di carcere. Scontò 8 anni nel carcere femminile di Perugia e fu poi confinata a Ventotene. Lì ebbe modo di stringere legami con altri importanti esponenti comunisti, come Giuseppe Di Vittorio, rafforzando la sua formazione politica. Dopo la caduta del fascismo, Adele Bei partecipò attivamente alla Resistenza, organizzando gruppi di azione femminile, attività per la quale fu insignita della Croce di guerra al valore militare con Decreto presidenziale del 17 gennaio 1957. Successivamente, si dedicò all'impegno sindacale nella CGIL, dove fu responsabile della commissione consultiva femminile, e contribuì a fondare l’Unione Donne Italiane (UDI). Continuò a battersi per i diritti delle donne, promuovendo la loro partecipazione attiva in politica e difendendo il diritto al lavoro femminile. Nel giugno 1946 viene eletta come deputata dell’Assemblea Costituente. Venne poi eletta al Senato nella I legislatura, dal 1948 al 1953 e sarà poi eletta alla Camera dei Deputati nella lista del PCI per il XVIII collegio delle Marche (relativo alle province di Ancona, Pesaro, Macerata e Ascoli Piceno) dal 1953 al 1958. Durante la sua carica, si batté per i diritti delle donne, esemplificativo è il discorso tenuto a sostegno della proposta della senatrice Noce volta alla tutela della maternità:

“Onorevoli colleghi, dobbiamo affrontare con somma urgenza in questa Assemblea, la questione della legge sulla maternità. Il Disegno legge presentato dalla Deputata Noce è quello delle madri, delle donne, delle lavoratrici italiane, quello previsto dal sentire comune della nostra Costituzione. Il Ministro Fanfani e la sua compagine politica lo ha accantonato pensando che sia normale vedere una donna impegnata al lavoro sino al compimento del nono mese di gravidanza con tutte le conseguenze che ne derivano per la madre e soprattutto per il nascituro. Rivediamo tutti insieme i dettagli di questa legge con la convinzione che alla donna incinta siano necessari dei mesi di riposto totale prima e dopo il parto, o comunque di esenzione retribuita dal posto di lavoro, si imponga ai datori di lavoro di rinunciare a un minimo dei loro profitti per istituire in ogni fabbrica un asilo nido, dove le creature possano crescere in ambienti sani mentre le mamme lavorano.”1

Dal 1951 al 1960 ricoprì il ruolo di Segretaria nazionale delle lavoratrici del tabacco nella CGIL, battendosi per i miglioramenti salariali e previdenziali delle cosiddette "tabacchine", fondando anche il loro sindacato. Fu rieletta alla Camera dei Deputati due volte per il Collegio di Ancona, presentando proposte di legge sulla parità retributiva e la tutela delle madri lavoratrici. Dopo la fine del suo mandato parlamentare nel 1960, Adele Bei continuò il suo impegno come attivista di base, in particolare nel Comitato esecutivo dell’Associazione perseguitati politici italiani antifascisti (Anppia), rimanendo fedele alla sua convinzione che una forte presenza femminile nella società fosse fondamentale per una democrazia compiuta. Morì a Roma nel 1976.

 

 

 

La galleria propone alcune foto che ritraggono Adele Bei negli anni tra il 1946 e il 1948, conservati presso l’archivio storico della Camera confederale del lavoro di Pesaro e Urbino, e il Decreto presidenziale del 17 gennaio 1957, conservato presso l’Associazione nazionale partigiani d'Italia - ANPI. Comitato provinciale di Pesaro e Urbino. I documenti sono disponibili digitalmente ai seguenti link: Comizio Adele Bei Augusto Gabbani e Mario Bertini - [1945?] - Memorie di Marca Croce di guerra al valor militare ad Adele Bei - 1957 - Memorie di Marca. La biografia di Adele Bei è tratta da Bei, Adele - Memorie di Marca, a cura di Anna Della Fornace.



Ultimo aggiornamento: 01/06/2026